Gesù e i nemici

GESÙ E I NEMICI

(Giulia Manzoni, novizia della comunità di Bose)

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Le parole “nemico” ed “inimicizia” vengono dal termine latino inimicus, che è formato dalla parola amicus cui si aggiunge un prefisso negativo in– che, a sua volta, modifica la lettera a in i. Dal punto di vista etimologico un nemico è, quindi, il contrario di un amico. Tuttavia, sappiamo che, più in generale, un nemico è una persona che prova sentimenti e ha atteggiamenti ostili, che si comporta cercando di danneggiare l’altro e desiderando, e spesso anche cercando di procurare, il male.

Vita R/S

La vita della comunità di Clan raramente non ha conflitti.

Che sia per la discussione durante una verifica di una route o il punto della strada o per qualche altro motivo, anche più futile, spesso ci sono contrasti.

Cosa scegliamo di farne di questi contrasti?

Possiamo provare a spiazzare noi stessi e gli altri con una disponibilità diversa e un’apertura al dialogo differente?

Fare strada insieme, non solo in senso metaforico, ma anche, e soprattutto, in senso fisico, è un ottimo modo per conoscere sé stessi e gli altri.

Nella prossima uscita o route, perché non provare a camminare accanto ai membri del clan con i quali facciamo più fatica?

GESÙ e i  nemici 

La vita di Gesù è costellata di episodi in cui si trova a dover fronteggiare nemici insidiosi. Il suo modo di stare in mezzo e di fronte ad essi è qualcosa che non smette mai di sorprendere ed interrogare in profondità il lettore dei vangeli.  Nel Vangelo secondo Matteo si nota che, non solo la fine della vita di Gesù è determinata dall’intervento dei suoi nemici (Mt 26-27), ma anche l’inizio, quando la sua famiglia è costretta a fuggire in Egitto per scampare alla strage degli innocenti ordinata da Erode (Mt 2,13 e seguenti). Nel corso di tutta la sua esistenza, Gesù avrà molti nemici ed incontrerà forti opposizioni e contrasti. È proprio per questo motivo che le sue parole riguardo al rapporto con i nemici sono autorevoli ed affidabili: perché ha parlato di qualcosa che lui per primo ha vissuto e l’ha fatto in modo così radicale da arrivare a dare la propria vita.

Nei capitoli dal 5 al 7 del Vangelo secondo Matteo troviamo il cosiddetto “discorso della montagna”. Si tratta di un discorso molto ampio che comprende le “beatitudini”, un commento alla legge ebraica, la preghiera del “Padre nostro” e altri insegnamenti importanti per la vita spirituale dei discepoli di ieri, come quelli di oggi. Questo grande discorso si trova all’inizio del Vangelo secondo Matteo (che ha ben 28 capitoli, quindi il capitolo 5 è praticamente all’inizio!), una posizione redazionalmente strategica, come se l’evangelista volesse mettere bene in chiaro quale fosse l’insegnamento di questo straordinario rabbì di nome Gesù del quale si sta accingendo a raccontare tutta la storia. All’interno di questa grande sezione, troviamo dei versetti che chiariscono molto bene quale fosse l’idea di Gesù riguardo al rapporto da avere con i nemici (Matteo 5,38-48):

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l’altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da’ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.

43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? 48 Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

In queste poche righe, Gesù esprime la sua idea di rapporto con i “nemici”, con chi, cioè, ci fa del male o ci costringe a fare cose che non vorremmo. La proposta di Gesù spiazza tutti. Spiazza innanzitutto noi. Come si può pensare di non opporsi ai nemici, anzi di assecondarli fino ad arrivare a porgere l’altra guancia o a pregare per chi ci perseguita? È un gioco in contropiede, quello che Gesù ci propone di fare, perché è un gioco che genera stupore. Agire nei confronti del nemico come suggerisce Gesù è un modo per mettere l’altro di fronte all’inaspettato, a qualcosa che, inevitabilmente, apre a nuove prospettive e orizzonti. Sono, questi, gli orizzonti, i panorami, che possono essere contemplati facendo due miglia di strada anziché uno solo, ma sono anche gli orizzonti relazionali nuovi che si possono instaurare nel cammino. È nella relazione che si può conoscere l’altro e comprenderlo, è nella relazione che si può imparare ad avere uno sguardo di misericordia verso i suoi difetti (oltre che verso i propri) e imparare così ad amare l’altro, amico o nemico che sia. Perché amare il nemico non è amare lo schiaffo, o la fatica della strada, o il freddo del mantello sottratto, ma è amare il fratello, la sorella, nonostante tutte queste cose, senza chiudere la relazione con lui, senza confinare la relazione a qualcosa di già determinato e irreversibilmente compromesso, ma lasciare una porta aperta, vivere la disponibilità all’incontro nonostante i torti subìti. Amare i nemici è amare il fratello e la sorella per quello che è, come noi stessi siamo amati da chi ci vuole bene, dai nostri amici e dal Padre.

Amare il nemico e pregare per chi ci perseguita non sono comandamenti facili. Amare fino in fondo è non prevaricare, non cadere nella menzogna, nell’insulto, nel disprezzo, nella mormorazione verso l’altro e nemmeno evitare l’altro. Questo può essere facile (ma neanche tanto) con chi ci è amico, ma con i nostri nemici…! Non pensiamo ai nemici lontani, i “nemici pubblici” come possono essere terroristi o delinquenti, persone sulle quali ricade il cliché della cattiveria ma che non conosciamo direttamente, pensiamo a chi è accanto a noi e con il quale fatichiamo a stare, la cui parola ci sembra sempre inadeguata, i cui modi sono riconosciuti da tutti come violenti. Amare l’altro è quanto di più gratuito si possa provare a fare, senza la pretesa o l’attesa di essere ricambiati, solo con il coraggio della libertà.

Gesù era un uomo veramente libero. Mi colpisce sempre, quando leggo il brano dell’arresto di Gesù (Mt 26,47–50), come Gesù abbia la forza di chiamare Giuda “amico”. Proprio nel momento in cui Giuda, colui che l’ha tradito, lo sta consegnando in mano alle guardie, mentre bacia Gesù, non per dimostrare affetto ma solo per dare un segnale a chi è con lui, ecco che, proprio in quel momento, Gesù lo chiama “amico”. E questo non significa che Gesù fosse contento di essere arrestato e condannato, ma che, anche in quel momento così tragico, non negava il suo legame di affetto e la sua relazione con Giuda. La parola “amico” sarà l’ultima parola che Gesù dirà a Giuda. La parola “amico”, pronunciata da Gesù nel momento del tradimento, sarà l’unica parola di misericordia e compassione che accompagnerà Giuda nella solitudine del suo tragico suicidio (Mt 27,5).

Gesù associa al comandamento dell’amore per i nemici anche la preghiera per i persecutori. Questo è un elemento molto importante che non va mai dimenticato. La preghiera è, per il credente, l’occasione per attingere acqua fresca ad una fonte quando è assetato, il banchetto a cui rifocillarsi quando è senza forze. Amare i nemici è un comandamento esigente, che non può essere esaurito con la nostra sola volontà. È nella preghiera che si acquistano, non solo le forze per poterlo fare, ma anche lo sguardo che non giudica e non condanna l’altro, perché è nella preghiera che, innanzitutto, ci scopriamo non giudicati e non condannati.

Meditare…e voi chi dite che io sia?

Chi sono i miei nemici? Riesco a distinguere l’offesa subìta dalla persona che l’ha compiuta?

Sono pronto a provare a spiazzare i miei nemici, a parlar loro in modo diverso?

Cosa avrei detto al posto di Gesù, davanti a Giuda?

Ho mai provato a pregare per i miei nemici, cercando di guardarli senza giudicarli e condannarli?

La lettura che ti consiglio per approfondire questo tema è J. Forest, Amare i nemici, Qiqajon (2017).