Gesù e gli amici

GESÙ E GLI AMICI

(don Carlo Villano)

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I fondamenti di questo tipo di una relazione di amicizia sono atteggiamenti di rispetto, schiettezza, fiducia, stima e disponibilità reciproche. La componente affettiva e l’affinità di sentimenti costituiscono il punto di partenza di una relazione che è riferimento nella vita di ciascuna persona, con connotazioni e manifestazioni con “sfumature” differenti anche in funzione dell’età, del sesso, del contesto culturale, etc. 

VITA R/S

Se da un lato la condivisione di esperienze, la vicinanza di ideali e impegni tra rover e scolte vengono a creare nella comunità R/S delle relazioni di amicizia spesso significative e durature, dall’altro i ragazzi, nel corso della loro esperienza di Branca R/S hanno l’opportunità di riconoscere la pienezza di un altro modello di relazione. L’amore fraterno che è dono di sé all’altro, sperimentato concretamente nel servizio al prossimo, diventa una forma di amicizia più alta, in grado di creare legami forti, duraturi, importanti. La vita R/S offre l’opportunità di cogliere anche nelle relazioni di amicizia un impegno di responsabilità, di dedizione all’altro, di pieno dono di sé pieno 

GESÙ e gli amici

Descrivere il rapporto tra Gesù e gli amici significa dare concretezza all’amicizia, perché non si è amici in teoria, ma nella tangibilità delle vicende della vita, nella condivisione del tempo, dei sentimenti, delle parole. La conoscenza che noi viviamo con chi consideriamo amici è la medesima vissuta da Gesù: il chiamarsi per nome, il condividere, la capacità di camminare insieme, il conoscersi abitando le proprie case 

 Gli amici di Gesù condividono con lui la vita nelle cose più semplici e nelle scelte più profonde in uno stile di intima unità, che rafforza ed alimenta costantemente il loro rapporto. 

Le cene di Gesù con gli amici erano come la consumazione di un sacramento, proprio perché l’amicizia è un sacramento.  

 Forse anche Gesù, nel suo camminare sentiva l’esigenza di fermarsi, condividere con le persone care degli spazi personali, come nella casa di Betania, la casa dell’amicizia, da Marta, Maria e Lazzaro a cui Egli voleva molto bene. 

Significativo il racconto di Luca (Lc 10,38-42) che riferisce uno degli incontri presso la casa di Betania, luogo in cui Gesù amava sostare quando viveva il suo ministero a Gerusalemme. “Maria […] sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta. 

Cosa chiede Gesù nell’amicizia? Soprattutto la capacità di ascoltare e osservare, due aspetti di un unico stile. 

Maria accoglie la parte buona di Gesù, che è la sua Parola. Questo non vuol dire una fuga dalla propria responsabilità nella storia, non vuol dire che il servizio, nella sequela di Gesù ha un ruolo corollario, ma soltanto la consapevolezza che l’ascolto della parola fonda lo stile di ogni nostro servire. 

 L’episodio della risurrezione di Lazzaro, raccontato da Giovanni (Gv 11,1-44) richiama inoltre il forte legame di amicizia con questo altro fratello e la capacità e volontà di Gesù di partecipare al dolore comune e condividere con chi ama i sentimenti e le fatiche: “Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: ‹Dove lo avete posto?›. Gli dissero: ‹Signore, vieni a vedere!›. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei “Guarda come lo amava!” (Gv 11,33-36). 

 L’evangelista Matteo, probabilmente per ragioni temporali e storiche relative all’epoca in cui il testo venne scritto, non racconta molto della relazione di Gesù con questi tre amici. Dal confronto delle fonti si ritiene però che l’episodio della cena a casa di Simone (Mt 26,6-13) sia lo stesso raccontato negli altri Vangeli, in particolare in quello di Giovanni (Gv 12,1-3) in cui Maria, sorella di Lazzaro, unge i piedi di Gesù. Matteo racconta di questa cena, a cui secondo quanto afferma l’evangelista Luca, era presente anche Lazzaro come uno dei commensali: Maria compie un’azione buona verso Gesù, incomprensibile ai più. Ella si avvicinò “con un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso, e glielo versò sul capo mentre stava a mensa. L’olio versato da questa donna sta a indicare una sovrabbondanza di amore che nemmeno i discepoli riescono a comprendere: “Perché questo spreco? Si poteva venderlo per molto denaro e darlo ai poveri”. All’amore traboccante di Dio si risponde con un grande amore da parte nostra. 

Oltre a Marta, Maria e Lazzaro ci sono gli apostoli, amici nella vita di Gesù, coloro che più di tutti hanno condiviso con Gesù spazi di quotidianità, ascolto, servizio. Proprio a loro, in Giovanni (cfr. Gv 15,12-17), viene rivolto il comandamento più grande: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 

Qui Gesù per ben due volte chiama gli apostoli amici (vv. 14 e 15) e pone l’amore tra i suoi discepoli come il suo comandamento nuovo. Questo amore che Gesù chiede ai suoi discepoli è un amore scambievole, reciproco, senza esclusioni. Siamo consapevoli che l’amore di Cristo per i suoi discepoli ha raggiunto il punto più alto nel dono della sua vita stessa, una vita interamente donata fino all’innalzamento della Croce. Questa è la prova concreta della vera amicizia: dare la vita, deporre l’anima. Gesù, dunque, si pone come il modello del nostro amore, si pone a fondamento di questo nostro amore, perché questo nostro amore sia reso possibile dall’unione con la sua persona.  

In questo brano sembrano rincorrersi tra di loro i verbi ‘amare’, ‘amore’, ‘amici’, in antitesi con servoa sottolineare non solo la centralità del tema dell’amore, dell’amicizia, ma soprattutto il senso della gratuità, del dono. I discepoli saranno veri amici di Gesù allorquando metteranno in pratica, concretamente, giorno dopo giorno, il suo comandamento, vincolante, di amore fraterno.  

Anche papa Francesco sottolinea come la parola “amico”, quando è Gesù a usarla “indica una verità scomoda: c’è vera amicizia solo quando l’incontro mi coinvolge nella vita dell’altro fino al dono di me stesso. Infatti, Gesù dice ai suoi discepoli: «Non vi chiamo più servi […]; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi» (Gv 15,15). In questo modo, Egli instaura un rapporto nuovo tra l’uomo e Dio, che supera la legge e si fonda su un amore confidente. Nello stesso tempo, Gesù libera l’amicizia dal sentimentalismo e ce la consegna come un impegno di responsabilità, che coinvolge la vita: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv15,13). 

Dunque, si è amici solo se l’incontro non rimane esterno o formale ma diventa condivisione del destino dell’altro, compassione, coinvolgimento che conduce fino al dono di sé per l’altro. Si è amici se il farsi servi verso gli altri, nella connotazione particolare della lavanda dei piedi, scaturisce dall’ascolto e da una relazione sincera, costante, fedele a Dio 

Cristo è sempre con noi e cammina sempre con la sua Chiesa, la accompagna e la custodisce, come Egli ci ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). L’uomo può crescere nella amicizia con lui imparando ad ascoltare la sua parola e anche a riconoscerlo nei poveri. Solo così riesce a vivere la propria esistenza con gioia ed entusiasmo, sicuro della sua presenza e della sua amicizia gratuita, generosa, fedele fino alla morte di croce. 

La gioia per questa sua presenza forte fa capire che è bello essere amico di Gesù e vale la pena seguirlo trovando il vero senso della vita e quindi la gioia vera e duratura.

Meditare…e voi chi dite che io sia?

Quali parole/Parola meritano oggi il nostro ascolto e possono orientare il nostro metterci al servizio? 

Cosa siamo disposti a “sprecare” per Dio, quale segno di amore? 

Per chi siamo disposti a fare dono di noi stessi? 

Dove possiamo riconoscere i segni della Sua amicizia nella nostra vita?